Pluralismo Religioso
Manifestazione a Melbourne (Australia) per i diritti dei Copti in Egitto | Stampa |  E-mail
Scritto da Anna Mahjar Barducci   
31 Gennaio 2010

Membri della nostra associazione hanno partecipato a questa manifestazione a Melbourne.

 

 
Nessuna giustificazione religiosa per il burqa, di Abdennour Bidar - LE MONDE | 29.06.09 | Stampa |  E-mail
Scritto da Abdennour Bidar - Traduzione a cura di Angela Gennaro   
05 Gennaio 2010
Questo articolo di Abdennour Bidar, professore di filosofia, pubblicato su Le Monde, e' stato tradotto dalla giornalista Angela Gennaro, membro dell'Ass. Arab Democratici Liberali.
 
Portare il burqa (il velo integrale), è oggi in Francia oggetto di dibattito politico e pubblico. Il primo elemento di riflessione necessaria porta alla definizione stessa del burqa. Si tratta di un velo integrale, formato da una o due parti che ricoprono la totalità del corpo, viso compreso, lasciando vedere solo gli occhi – lo sguardo stesso è molto spesso reso irriconoscibile da una griglia di tessuto o da un velo più fine. Bisogna dunque distinguere il burqa dal semplice velo (hidjab), che copre solo la testa e le spalle di alcune musulmane, che lascia il viso scoperto, e che può essere legato sia davanti che dietro il capo. C’è velo e velo.
 
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(Articolo in inglese) Jewish book sanctions murder of gentiles: report | Stampa |  E-mail
Scritto da Alarabiya.net   
11 Novembre 2009

An Arab member of the Israeli parliament called for a ban on a book written by a rabbi who sanctions the killing of non-Jewish children if they pose a threat to security, according to press reports Tuesday.

The 320-page book called "The Torah of the King" is a collection of religious edicts, backed by fanatic Jews and extremist right-wing groups, sanctioning the killing of gentiles, non-Jews, including babies and children, if they pose a threat to Israel’s security.

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Crocifisso: tre interviste ad Emma Bonino | Stampa |  E-mail
Scritto da Redazione   
10 Novembre 2009
Interviste a Emma Bonino: “Nessuno scandalo, la laicità è inclusiva”

Emma Bonino, vicepresidente del Senato, storica leader radicale, da sempre sostiene la necessità di togliere i simboli religiosi dai luoghi pubblici.

 Si torna su un tema già affrontato sei anni fa e che suscitò una forte emozione nel paese.

Non c’è nessuno scandalo, nessun furore laicista che ispira la sentenza della Corte europea di Strasburgo. C’è solo la semplice conferma che i luoghi pubblici sono di tutti, sia dei credenti cattolici, sia dei non credenti, che dei credenti di altre religioni. Noi lo sosteniamo da sempre e io personalmente non trovo la cosa sorprendente.

Ma un laico come l’allora presidente della Repubblica Ciampi, commentando la sentenza del tribunale dell’Aquila, definì il crocifisso «simbolo dei nostri valori ».

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La giornalista Sudanese che ha invitato la stampa a partecipare alla sua udienza in tribunale e alla sua fustigazione: Sto combattendo per tutte le donne | Stampa |  E-mail
Scritto da Middle East Media Research Institute   
07 Agosto 2009

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 Il problema di abuso sulle donne da parte della polizia per l’ordine pubblico in Sudan è salito cronaca nei media sudanesi e non solo, dopo che la giornalista Lubna Ahmad Hussein e 12 altre donne sono state arrestate a Khartoum, il 3 Luglio 2009, per avere indossato dei pantaloni. Due giorni dopo, 10 di queste donne sono state convocate alla stazione di polizia e hanno ricevuto la punizione di 10 frustate ciascuna. Sono state incriminate tre altre donne, incluso la stessa Hussein, per essersi vestite e comportate in maniera scorretta.

 

La clausola 152 del codice penale Sudanese prevede fino a 40 frustate e/o un’ammenda per chi si veste in modo inappropriato o si comporta in maniera da contravvenire alle norme accettate.

 

Incidenti di questo tipo sono diffusi in Sudan e sono normalmente ignorati dai media locali e mondiali. Hussein, tuttavia, ha deciso di portare questo problema all’attenzione del pubblico ed ha stampato 500 inviti per partecipare alla sua udienza in tribunale e alla fustigazione alla quale sarebbe probabilmente stata condannata, distribuendoli a giornalisti e amici. La sua mossa intendeva essere una protesta contro la summenzionata clausola del codice penale ed anche contro le attività della polizia per l’ordine pubblico che, come essa crede, viola sistematicamente i diritti umani delle donne sudanesi.

 

In un’intervista con Al-Arabiya TV, Hussein ha spiegato di avere distribuito gli inviti perché altrimenti nessuno avrebbe creduto che stava per essere frustata per portare degli abiti normali: “Volevo che la pena fosse comminata alla presenza di osservatori, in modo che potessero vedere con i loro occhi perché venivo frustata.”

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